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100 km World Cup - Misari (Korea) - 100 km ... in numeri


“Leggere” la gara dai numeri e per di più non avendola vissuta, sia pure come spettatore, è impresa ardua e potrà dare adito a impressioni e osservazioni che forse non saranno condivise da chi ha partecipato alla competizione. Invito pertanto fin da ora tutte le persone che hanno in qualche modo preso parte “in diretta” all’evento e soprattutto gli atleti che hanno partecipato alla competizione, ad inviare le proprie osservazioni che contribuiranno non solo a dare una testimonianza “vissuta”, ma renderanno meno “arido” il commento, in quanto apportano l’esperienza maturata sul campo di gara con le relative aspettative ed emozioni. Per ovvi motivi mi limito ad analizzare i “numeri” dei primi tre classificati.

I risultati
Iniziamo dalla ... fine. Ottima prestazione in campo femminile sia a livello individuale che di squadra.
Secondo posto per Monica (7h29’01”), quarto per Paola (7h41’56”, con un miglioramento di 16’40” sul suo primato personale) e diciassettesimo per Giovanna (8h12’46”).
La somma dei tempi (23h24’30”) ha permesso alle nostre ragazze di vincere l’oro nella gara a squadre, precedendo il Giappone (23h28’37”) e la Francia (23h37’10”).
Buona, anche se non eccellente, la prova della squadra maschile, che con un tempo di 21h23’29” (Giorgio 7h04’01”, Mario 7h06’14” e Marco 7h12’28”) si è classificata sì quinta, ma a soli 2’20” dal bronzo. Certo è una magra consolazione ma questo dimostra che il “gap” con le squadre che hanno preceduto l’Italia è quasi nullo o comunque ... annullabile.
In conclusione: 1 argento, 1 oro ed una squadra (anzi due) ... competitiva(e)!
La gara di Giorgio
Ho già avuto modo di scrivere, senza conoscere i passaggi intermedi, che la gara di Giorgio è stata improntata su di una strategia coraggiosa e che forse il risultato finale è stato in gran parte condizionato dalla mancanza di esperienza in questo tipo di gare di lunga distanza.
Ora valutando i passaggi dei vari giri (ricordo che la gara si è svolta su di un circuito di 10 km da ripetere ... 10 volte), questo mio pensiero è diventato quasi una convinzione.
Giorgio parte subito forte il primo giro (38’01”), ma è in compagnia sia dei francesi Yannik (che alla fine sarà il vincitore) e Sandor. Nel secondo e terzo giro Giorgio “vola”, prende decisamente il comando della gara (identico tempo per i due giri 37’26”, alla fine nessuno farà meglio sul giro). Consolida la posizione di testa nel quarto giro, che con il tempo di 38’10” risulta essere ancora il più veloce nella tornata. Il quinto giro vede il nostro atleta ancora in ottima forma ed “in spinta”, con il tempo di 38’24” è ancora l’atleta che corre più veloce.
Durante il sesto giro l’andatura di Giorgio diminuisce, nulla a questo punto può far prevedere che la “crisi” sia dietro l’angolo. Il tempo sul giro (40’04”) lo pone ancora ai vertici della classifica, anche se gli atleti alle sue spalle recuperano terreno, ma non posizioni; infatti la posizione di testa è ancora dell’italiano, ma il distacco dal secondo è inferiore al minuto.
Si potrebbe pensare che la tattica sia quella di aspettare i ritardatari e fare un tratto di gara comune per dividere la fatica che inizia (?) in quel momento a farsi sentire più pesantemente, ma non sarà cosi.
Durante il settimo giro si ha la svolta della gara: Yannik rompe gli indugi ed attacca, e con il giro più veloce (39’42”, solo il compagno di squadra Cristophe con 39’53” scenderà sotto i 40’) prende decisamente la testa della gara che manterrà fino alla fine. Nel frattempo Giorgio inizia il suo “calvario”; completerà il giro in 49’39”.
Durante l’ottavo giro continua a perdere posizioni (tempo sul giro 48’01”). Nono giro: 54’14”! Non so cosa sia capitato a Giorgio: demoralizzato? Problemi fisici? Solo lui potrà rispondere!
Tutti a questo punto potrebbero pensare che la cosa logica sia l’abbandono della competizione, tutti tranne lui!
Facendo leva non solo sulle sue ultime energie, ma anche sul suo orgoglio e sul desiderio di onorare la maglia della nazionale che indossa Giorgio corre un “grande” ultimo giro in 42’36 uno dei tempi parziali migliori (il quinto!).
Tempo finale 7h04’01”; undicesima posizione assoluta, credo niente male per un’esordiente!

La gara di Mario
Partenza prudente anche se veloce, 39’51”, 39’25”, 39’31” i tempi dei primi giri. Mario ha più esperienza in questo tipo di gare. Sa perfettamente che la gara è lunga e che si devono dosare gli sforzi, per cui gestisce le fasi iniziali con relativa tranquillità: è nelle prime posizioni anche se non nelle primissime.
Durante il quarto giro Mario aumenta l’andatura, non uno strappo violento ma, un aumento lento e costante tanto che gli permette di scendere sotto il muro dei 39’ al giro (38’34”).
Il quinto giro terminato in 38’51”, evidenzia un atleta in rimonta. Il suo tempo (sul giro) è uno dei migliori. Forse il sapere che in testa c’è un compagno di squadra lo aiuta mentalmente.
La posizione di classifica è buona, ma soprattutto gli avversari sono a “vista”.
Anche per Mario il sesto giro è “di riposo”, nel senso che, pur diminuendo la velocità (40’22”), questa è in linea con la corsa di quasi tutti gli altri atleti. Solo i primi quattro della classifica finale ed un giapponese, che alla fine giungerà alle sue spalle, scendono sotto i quaranta minuti/giro.
Dal settimo giro alla fine Mario farà gara parallela con Giorgio: anche se non avrà un crollo evidente in nessuno dei giri, i tempi si alzano notevolmente.
Si potrebbe pensare quasi ad un rallentamento tattico: “Rallento ma non mi ritiro, il mio piazzamento serve alla squadra!”
Ecco i tempi: 47’58” (7°); 49’39” (8°); 47’11” (9°). Anche per Mario ultimo giro da “leone”: 44’52”!
Tempo finale 7h06’14”, quattordicesima posizione assoluta, una conferma ... con possibilità di riscatto il prossimo anno.

La gara di Marco
E’ il più regolare dei tre. Si potrebbe dire che i primi sette giri di Marco sono giri “fotocopia” l’uno dell’altro.
Giri regolari ed improntati su di un ritmo di gara che io oserei dire “sostenibile” anche se veloci. Infatti il tempo del giro più veloce dei sette, il quarto, completato in 39’54”, non si discosta molto dal giro più lento (sempre dei primi sette), il settimo, completato in 41’08”.
Valutando ancora più in dettaglio, soprattutto i primi sei, si evidenzia ancora di più il passo costante impresso alla sua gara da Marco: la differenza tra i due estremi è di solo 21”.
Credo che sia il modo migliore per impostare una gara di ultramaratona e soprattutto una competizione così prestigiosa come la “Coppa del mondo”: correre la gara con ritmo costante e secondo le possibilità di ciascun atleta.
Anche per Marco un finale un po’ in affanno, preannunciato da un giro, che oserei dire “premonitore”: l’ottavo concluso in 42’03”, certo non lentissimo, ma che si discosta dallo standard imposto.
Nono giro: 50’01”, ancora un rallentamento, ma “contenuto” .
Inizia l’ultimo giro. Credo che la parte di “raziocinio” che ci guida nella maggior parte della nostre azioni spingesse Marco per abbandonare la gara, mente l’inconscio (oserei dire la “parte incosciente” gli “urlasse”: “Forza manca solo un giro continua!” ... e così è stato.
Il giro è stato completato con un tempo di 58’44”.
Tempo finale 7h12’28”. Diciassettesima posizione assoluta ... in un mondiale, non è cosa da tutti!

La gara degli altri (molto in breve)
Quello che subito ho notato scorrendo la classifica è stata la gara del secondo e del terzo classificati, Denis e Oleg, atleti russi, che hanno fatto sempre gara di coppia.
Io credo che questo impostazione data sia stata molto proficua (oltre ai piazzamenti individuali già ricordati la Russia ha vinto la gara a squadre nel settore maschile), non solo per l’aiuto materiale che sicuramente si sono dati, ma anche e soprattutto per l’aiuto “spirituale”.
In una gara di così lunga distanza capita di sicuro la crisi e questa può essere superata più agevolmente se si ha accanto una figura “amica”.
Certo questa figura è individuabile nell’allenatore o nello staff tecnico, ma come è ovvio questo intervento è limitato ad un intervallo minimo di tempo: il tempo di transito nell’area ristoro. Diverso è il caso in cui chi ti può dare una mano ti è costantemente accanto, perché sta condividendo la stessa fatica e sa perfettamente che l’aiuto, che l’incoraggiamento che viene “fornito” in un dato momento è lo stesso che potrà essere “ricevuto” in un momento successivo.
Una parola per il vincitore Yannick. Gara esemplare la sua (... si dice sempre così dei vincitori ...): ha lasciato “sfogare” Giorgio in partenza, forse sapeva dell’inesperienza del nostro atleta, a metà gara si è “fatto sotto” e, quando ha visto le difficoltà in cui era incappato il leader della classifica, ha piazzato “la stoccata” per stroncare le residue resistenze. Nel finale ha controllato la gara pronto a rintuzzare gli eventuali attacchi dei russi, per altro mai avvicinatisi ad una distanza tale da impensierirlo.
Infine il mio personale apprezzamento per Carlos, atleta messicano, a cui mi sento più vicino. Ha “conquistato” l’ultima posizione al primo giro e l’ha mantenuta fino alla fine.
Tempo finale 13h28’53”. Ultimo sì, ma di una gara valida come campionato del mondo!

La gara di Monica
Parte subito bene Monica.
Il primo giro che dovrebbe essere, vista la distanza, un giro tranquillo, quasi un giro di riscaldamento, risulta essere il più veloce: 41’36” (il tempo fatto segnare dall’inglese 41’35” sarà in assoluto il tempo più basso di tutta la gara!).
Forse Monica ha già intuito che oggi è Elizabeth l’atleta da battere, per cui non vuole lasciarla andare via.
Corrono appaiate i primi quattro giri (42’24” tempo del secondo giro, 43’24” terzo giro, 43’56” quarto giro).
Al quinto Monica rallenta quel tanto, sul giro precedente, da permettere ad Elizabeth di prendere il largo, mentre l’inglese accelera facendo aumentare la distanza tra di loro (44’24” il tempo di Monica, 43’37” il tempo per Elizabeth).
Sesto giro ancora rallentato per Monica: 46’54”.
Nel settimo giro si ha il tempo peggiore fatto registrare in tutta la gara dalla nostra atleta: 47’16”. Va però notato che anche la concorrente inglese ha aumentato il suo tempo di circa 1’40”.
“Starà gestendo la gara o inizia la crisi?” questo credo sia stato il pensiero di Monica. Credo che sia prevalsa nella sua mente la seconda ipotesi e quindi ha provato a vincere la gara. Fino alla fine Monica sarà sempre più veloce della sua avversaria, anche se alla fine sarà la britannica a spuntarla.
Questo non importa (o meglio certo che importa, ben diversa è una seconda posizione rispetto ad un primo posto!) ma quello che conta è averci provato, per non avere dei rimpianti in futuro, e questo indipendentemente dall’esito finale!
Il finale in crescendo di Monica nei numeri che ... ci hanno fatto sperare: ottavo giro: 46’53” contro 48’31” (- 1’38”), nono giro: 46’17” contro 48’29” (- 2’12”), ultimo giro: 45’57 contro 47’45 (- 1’48”)
Alla fine solo cinque secondi separeranno Monica dal gradino più alto del podio!
Tempo finale 7h29’01”: seconda alla prima esperienza mondiale, sarebbe bello che il prossimo anno si invertissero le posizioni: prima alla seconda esperienza mondiale!

La gara di Paola
Paola è giunta a questo mondiale con la certezza di avere fatto una preparazione buona e con uno stato di forma ottimale.
L’inizio di gara è prudente. Primo giro in 43’59”, che la pone in quinta/sesta posizione. Secondo giro con un tempo inferiore, seppure di poco (42’53”), ed un paio di posizioni guadagnate.
Dal terzo giro in avanti Paola si assesta in quarta posizione ed i suoi tempi sul giro sono regolari e molto buoni, anche in relazione ai tempi fatti registrare dalle dirette concorrenti.
Terzo giro percorso in 44’11”; il quarto in 44’28”; il quinto in 45’53”.
Questi tempi le consentono di passare ai 50 chilometri con un tempo di 3h41’24”.
Il tempo è ottimo, la proiezione finale di sette ore e ventitré minuti è decisamente bassa.
Paola con straordinario acume tattico capisce che proseguendo con questo ritmo difficilmente riuscirà a terminare la gara. Decide allora di rallentare quel tanto che le consenta di terminare la gara e di abbassare anche il suo personale.
Sesto giro completato in 46’33”. Dal settimo giro fino alla fine Paola affronterà il resto della gara con un ritmo costante, senza nessun cedimento e soprattutto controllando la gara.
I tempi si stabilizzano sul passo di circa 48’30” al giro (48’11” al settimo giro, 48’43” all’ottavo, 48’49” al nono e 48’16” al decimo).
Tempo finale 7h41’56”: quarta. Nonostante il personale abbassato di 16’40” Paola è “medaglia di legno”. Questo non diminuisce minimamente l’impresa compiuta dalla nostra atleta e, se dobbiamo essere sinceri, nessuno alla partenza avrebbe pronosticato un tempo finale così basso.

La gara di Giovanna
Veterana della spedizione Giovanna farà una gara degna della sua fama e apporterà un contributo decisivo per la conquista della medaglia d’oro nella competizione a squadre.
La partenza è molto prudente. E’ nel gruppo di rincalzo e sa che è del tutto inopportuno partire veloci per poi terminare lenti.
Primo giro completato in 45’53”, forse è un po’ troppo veloce per Giovanna che con la sua esperienza sa valutare “al volo” la situazione.
Dal secondo giro rallenta in modo da mantenere buone posizioni senza strafare.
Il suo ritmo si stabilizza sui 47’ al giro. (secondo: 47’14”, terzo: 46’27”, quarto: 47’17”, quinto 47’59”); metà gara passata in 3h54’50”.
Ora viene la parte difficile: continuare fino alla fine senza perdere posizioni e soprattutto senza perdere minuti.
Detto fatto: anche se da qui alla fine il ritmo di Giovanna cala leggermente ogni giro l’obiettivo finale della conquista della medaglia d’oro è sempre presente.
Sesto giro: 49’33”, settimo: 51’16”, ottavo: 51’04”, nono: 53’29, decimo: 53’24”.
Dai tempi si può notare un leggero calo, non certo un cedimento, come purtroppo è avvenuto per la squadra maschile. Io credo inoltre che, informata dagli allenatori “a bordo pista”, abbia condotto la gara per “vincere” e “far vincere” la medaglia d’oro nella classifica a squadre.
Tempo finale: 8h12’46”: diciasettesima posizione individuale per Giovanna, molto buona la sua prestazione, ma quel che più conta con il suo tempo si ha avuto la certezza del primo posto a squadre.

Dai risultato ottenuti e da ... quelli che si potevano ottenere solo con un po’ più di fortuna, si evince l’ottimo lavoro fatto dai responsabili tecnici della IUTA prima e durante lo svolgimento del campionato del mondo della 100 km.
Stefano Scevaroli ha inviato in Korea una nazionale all’altezza di questo nome, che Franco Ranciaffi, presente come sempre “sul campo”, ha saputo coordinare al meglio.
Sono certo che con un po’ più di esperienza, soprattutto per quel che riguarda il settore maschile, i risultati sarebbero stati migliori.
A tutti gli atleti va comunque la nostra riconoscenza per l’impegno mostrato nello svolgimento della gara ed al responsabile nazionale FIDAL Pierluigi Migliorini l’interessamento e lo sforzo nel cercare di far emergere, con aiuti e validi consigli, questa nuova disciplina all’interno della Federazione.

Per concludere, come ho già detto all’inizio, queste righe sono state scritte prendendo spunto da un foglio di carta con dei numeri; numeri che ho cercato di rendere meno sterili ed asettici “appiccicandoci” dei commenti che spero siano stati azzeccati.
Ho anche cercato di identificarmi nei vari atleti, interpretando stati d’animo e sensazioni possibili e plausibili … ma “immaginate”, per cui, se qualcuno dei diretti interessati leggerà queste righe, mi farebbe, anzi ci farebbe, molto piacere ricevere un commento personale.

Ringrazio fin da ora quelli che leggeranno quest’ultimo paragrafo: hanno dimostrato una resistenza alla fatica degna di un … ultramaratoneta!

Fausto "sir marathon" Dellapiana
Atletica e dintorni: Articoli sul mondo dell'atletica, dall'allenamento, alla preparazione atletica delle gare su pista e su strada a come prepararsi per una Maratona.Alle recensioni di scarpe e attrezzature tecniche, ai luoghi dove allenarsi...

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Autore Albero
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